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Discarica a Villa Adriana pericolo scampato, si guarda avanti
Per l’archeologa Marina De Franceschini fondamentale il ruolo del ministro Corrado Clini
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01/06/2012

Villa Adriana (Tivoli-Roma) è tra i monumenti italiani più belli, tanto da essere stata inclusa tra i beni protetti dall'Unesco. Eppure negli ultimi mesi ha fatto più parlare non per il suo patrimonio storico e culturale ma per il pericolo che nei pressi nascesse una discarica. Per sapere qualcosa di più sulla Villa, sullo stato di salute del turismo annesso e sul perché l'area limitrofa non fosse adatta ad ospitare una discarica, Eco-news ha intervistato l'archeologa Marina De Franceschini, curatrice del portale www.villa-adriana.net che conduce da anni numerosi studi sulla Villa.
Villa Adriana è uno dei patrimoni dell'Unesco. Cosa la rende unica?
È la più grande e complessa villa imperiale romana, uno dei capolavori dell'architettura antica dove Adriano sperimentò nuove forme e soluzioni sia tecniche che logistiche. Le prospettive e le relazioni fra gli edifici non sono mai scontate, tutto è stato creato per sorprendere il visitatore con scorci inaspettati e fughe di sale. Le soluzioni tecniche per le coperture, come le cupole "a spicchi", sono originali e innovative. La decorazione era lussuosa e raffinata, con marmi colorati provenienti da tutto il mondo, affreschi, stucchi, sculture e giochi d'acqua, un po' come vediamo oggi nella vicina Villa d'Este: uno sfarzo che era espressione stessa del Potere. E in più, caso unico, la Villa era dotata di una rete di percorsi di servizio sotterranei della lunghezza di qualche chilometro, che collegavano gli edifici e permettevano di gestire il traffico degli approvvigionamenti senza vedere e sentire nulla: una soluzione di sorprendente modernità.
La zona di Corcolle, vicino Villa Adriana, era stata candidata ad ospitare una nuova discarica. Quali sarebbero stati i pericoli per la struttura?
Innanzitutto per la salute: da qui passano gli acquedotti e le falde acquifere che riforniscono Roma di acqua potabile ed era reale il rischio che queste venissero inquinate dal percolato. Senza contare la puzza orrenda che avrebbe ammorbato l'aria: in alcuni quartieri di Roma arrivano i miasmi di Malagrotta, figurarsi qui, con una discarica a 1 km dalla Villa. Nessuno l'avrebbe più visitata e l'Unesco l'avrebbe cancellata dall'elenco dei monumenti Patrimonio dell'Umanità. Il secondo motivo, non meno importante, è il paesaggio e la bellezza dei luoghi: Corcolle e Villa Adriana si trovano in uno dei pochi lembi di campagna romana che non sia stato devastato dalla speculazione edilizia. Un paesaggio meraviglioso, punteggiato da casali, castelli, antiche ville, alberi secolari, macchia mediterranea. Sarebbe stata pura follia pensare di distruggere tutto questo con una processione infinita di camion colmi di spazzatura, migliaia di topi e orde di gabbiani.
A suo parere qual è stato il ruolo dei media e della rete nella vicenda della discarica a Corcolle?
È stato molto importante perché ha evitato che la questione passasse sotto silenzio. Ha iniziato il principe Urbano Barberini assieme a Franca Valeri, pubblicando un articolo di denuncia sul Corriere della Sera, seguito da altri articoli di Stella e Rizzo. Poi vi sono state le manifestazioni di protesta di migliaia di cittadini che sono partite da Villa Adriana. Assieme al professor Bernard Frischer io sono stata uno dei promotori di una Petizione internazionale "Protect Hadrian's Villa", che ha raccolto oltre 6000 firme di archeologi, studiosi e appassionati di tutto il mondo. Anche l'europarlamentare Guido Milana ha portato a Monti le firme di 100 parlamentari europei contrari a questo progetto. L'unione ha fatto la forza, grazie ai media e a internet, non si è potuto mettere a tacere il pericolo di scempio.
E il ministro dell'Ambiente Clini?
Il suo ruolo è stato fondamentale in quanto ha ribadito come sia ora di finirla con soluzioni provvisorie e deroghe oltretutto contro le norme europee. Il problema dei rifiuti va risolto in modo definitivo con soluzioni a lungo termine che implicano un radicale cambiamento di abitudini. Vorrei aggiungere che altrettanto importante è stato il sostegno del ministro dei Beni Culturali Ornaghi, che ha minacciato di dimettersi, del professor Andrea Carandini che, indignato, si è dimesso dal Consiglio Superiore dei Beni culturali, e anche della Soprintendente ai Beni Archeologici del Lazio, Marina Sapelli Ragni che da sempre si è opposta al progetto.
Villa Adriana andrebbe maggiormente tutelata o rilanciata anche turisticamente? E come?
Villa Adriana è un tesoro unico al pari di Pompei ed Ercolano, e, essendo altrettanto vasta, presenta gli stessi annosi problemi quali la cronica mancanza di fondi e di una seria pianificazione a lungo termine. Quel che manca in tutti i siti archeologici italiani è l'ordinaria manutenzione che va dallo scopar via le foglie al pronto intervento per riparare piccoli danni prima che diventino gravi lesioni. Ma per pianificare la manutenzione ed il restauro bisogna aver ben chiaro lo stato di conservazione dei monumenti, e mancano in proposito rilievi accurati. È un discorso lungo e complesso. In merito specifico alla Villa, purtroppo anch'essa è gestita "all'italiana". Si pensi che molte aree sono state chiuse al pubblico con orribili griglie metalliche, c'è un solo bagno, non ci sono posti di ristoro, mancano i trasporti perché l'unico autobus ha una fermata sulla via Tiburtina a un km di distanza. Per rilanciarla ci vogliono sinergie fra pubblico e privato per invogliare i visitatori a restare per qualche giorno, dando così impulso all'economia locale: alberghi, bed&ampbreakfast, bar, ristoranti, negozi, guide turistiche. Oggi c'è un turismo mordi e fuggi che non lascia un euro: ci vuole un turismo "slow" che permetta di apprezzare in pieno questi luoghi. Uno dei punti di forza di quest'area è proprio l'eco-turismo: la natura rigogliosa, l'ambiente intatto, gli straordinari monumenti e il paesaggio che hanno ispirato i maggiori artisti di tutti i tempi facendone una tappa obbligata del Grand Tour. Ecco, bisognerebbe far rinascere il Grand Tour, un po' come si è fatto col Camino de Santiago in Spagna. 

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