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Meno treni, biglietti più cari: la dura vita dei pendolari
Legambiente denuncia ritardi e disservizi. I convogli aumentano solo sulle linee dell’Alta velocità
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15/12/2016

Aumentano i treni veloci, ma sulla rete ferroviaria secondaria, su cui si muove buona parte dei pendolari italiani, diminuiscono i convogli e aumentano i prezzi. “Non tutti i pendolari sono uguali. Alcuni sono più sfortunati di altri”, denuncia Legambiente lanciando la sua tradizionale campagna d’inverno “Pendolaria”. Dopo la presentazione degli orari ferroviari invernali, le stime dell’associazione parlano di riduzione dei treni in 15 regioni e aumento delle tariffe in 16, a fronte di un aumento dell’offerta concentrato sulle poche linee dell’Alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano). L’unica buona notizia è che i treni in media sono un po’ meno vecchi rispetto al passato.

“Complessivamente dal 2010 a oggi, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, si possono stimare tagli nel servizio ferroviario regionale pari al 6,5% e negli intercity del 19,7%. Solo in pochissime regioni è aumentato il servizio (il caso migliore è la Provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o è numericamente rimasto uguale ma con tagli su alcune linee, mentre sono cresciute le tariffe”, fa sapere Legambiente.

Così, tra guasti tecnici, ritardi imprecisati, sovraffollamento, i quasi 3 milioni di pendolari che viaggiano ogni giorno sui quasi 3.300 treni regionali non hanno vita facile. Anche a causa dell’età avanzata dei mezzi: “Il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni, con differenze marcate tra le regioni del centro-nord e quelle del sud. Nel dettaglio, la regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 24,1 anni di età seguito dalla Basilicata con una età media dei treni di 23,3 anni e dalla Sicilia, con 23,2”. L’età media nazionale è di circa 17 anni: va meglio rispetto all’anno scorso (era quasi 19) “per gli investimenti di alcune Regioni, per i nuovi contratti di servizio con Trenitalia che prevedono la sostituzione di 450 treni e, in alcuni casi, per la dismissione di quelli più vecchi (Puglia e Lombardia)”.

Anche quest’anno in cima alla lista nera delle 10 peggiori linee ferroviarie ci sono la Roma–Ostia Lido e la Circumvesuviana. La prima è un calvario di 28 km frequentata ogni giorno da 100 mila lavoratori e studenti, con continui ritardi, disservizi, sovraffollamento e disagi nelle stazioni: “Le biglietterie ci sono solo nel 21% dei casi, nel 79% non vi è la presenza di personale ferroviario, o è saltuaria, nell’86% dei casi i tabelloni elettronici degli orari sono guasti”. La Circumvesuviana, una linea di 142 km distribuiti su 6 linee e 96 stazioni che collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti, ha visto dimezzarsi le corse tra il 2003 e il 2016. “Salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso”.

Seguono la Reggio Calabria-Taranto, la Messina-Catania-Siracusa, la Cremona-Brescia, la Pescara-Roma. In quest’ultima, a dimostrazione delle difficoltà del servizio c’è anche la scomparsa dei pendolari stessi. “Pochissimi pendolari oramai prendono il treno malgrado gli spostamenti intensi tra le due Regioni e i tanti centri lungo la direttrice. La ragione? Ogni giorno il numero di pullman è tre volte quello dei treni, e su gomma si viaggia più veloci e più comodi con collegamenti che vanno dalla mattina presto alla sera tardi. La linea avrebbe bisogno di investimenti per velocizzare i collegamenti, visto che solo 15 km su 240 sono a doppio binario. La beffa è che con il nuovo orario sono stati inseriti dei treni Jazz per velocizzare gli spostamenti, ma l’offerta vale solo per quei pendolari che da Pescara vanno verso Roma la mattina e tornano la sera, e non viceversa, e in ogni caso è meno competitiva del pullman”, denuncia Legambiente. Completano la classifica le tratte Bari-Martina Franca-Taranto, Treviso-Portogruaro, Genova-Acqui Terme.

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