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Treni: Italia a due velocità
Sul dossier Pendolaria 2015 i dati di Legambiente sullo stato dei treni
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29/01/2016

La cura del ferro che serve al Belpaese passa sulle rotaie dei treni. Lo sa bene Legambiente che nel dossier “Pendolaria” 2015 descrive un Italia a due velocità: aumentano i treni ad alta velocità e diminuiscono Intercity e collegamenti a lunga percorrenza (-22,7% tra il 2010 ed il 2014).

Come messo in evidenza dall’allarme smog che ha tenuto, è proprio il caso di dirlo, col fiato sospeso abitanti e amministratori delle grandi città alla fine del 2015, in Italia l’uso dei treni è essenziale per poter ridurre quello dei mezzi privati, ma il successo del trasporto pubblico è strettamente ancorato alla qualità del servizio offerto.

I treni più presi, da milioni di pendolari ogni giorno, sono i regionali che complessivamente hanno registrato un aumento medio del 2,5% dei passeggeri con spaccati molto diversi, però, da nord a sud, in particolar modo in relazione agli investimenti effettuati sulle tratte. Così significativi aumenti di passeggeri sono stati registrati in Lombardia (+4,9%) in Puglia (+2,8%) e in Alto Adige (+7,9%). Situazione invece molto diversa è registrata nel centro sud dove si assistono a cali quantificabili dal -3,3% dell’Umbria al -9,4% della Sardegna.

I tagli al servizio ferroviario regionale complessivamente dal 2010 sarebbero del 6,5%, con punte del 18,9% in Basilicata, del 26,4% in Calabria, del 15,1% in Campania e del 13,8% in Liguria. In parallelo si è registrato l’aumento del costo dei biglietti in Piemonte (+47%), Liguria (+41%), in Abruzzo e Umbria (+25%), a fronte di un servizio senza miglioramenti. In alcune zone sono scomparsi i treni, visto che in questi anni sono state chiusi 1.189 chilometri di linee ferroviarie.

Si assiste invece a un forte investimento su quelle veloci: da Roma verso Milano nel 2007 i collegamenti giornalieri Eurostar erano 17, oggi sono 63 (+370%). Opposta la situazione delle 120 mila persone che ogni giorno prendono i treni della ex Circumvesuviana che hanno visto un calo dell’offerta di treni del 30%.

Nel Lazio Legambiente ha anche lanciato il “premio Caronte” per la linea eletta come “peggiore” tra i pendolari intervistati: l’edizione 2015 dell’infausta competizione è stata vinta dalla Roma-Lido.

Quale ricetta seguire?

Legambiente non ha dubbi:

1) Realizzare gli investimenti nella rete ferroviaria spostando il 50% degli investimenti previsti dal Contratto di Programma di RFI nei nodi urbani e nel Sud.

2) Lanciare un programma di nuove linee di Tram e Metropolitana nelle città, attraverso un fondo da finanziare con 500 milioni all’anno da prendere dai sussidi all’autotrasporto e concentrando qui gli investimenti del Piano Juncker e della BEI che oggi prevedono di realizzare autostrade.

3) Potenziare il servizio ferroviario regionale con 500 milioni di euro all’anno.

4) Comprare nuovi treni, per cambiare la situazione nelle Regioni italiane servono infatti almeno 500 milioni di euro all’anno per dieci anni, attraverso un cofinanziamento Statale, regionale e utilizzando i fondi del Piano Juncker.

Come dire, rinviare non è possibile, il prossimo treno potrebbe non passare.

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