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Città car free: da Oslo ad Amburgo, le amministrazioni chiudono il centro alle auto
A Helsinki si studia un sistema di minibus on demand per sostituire le quattro ruote. Copenaghen, Groeningen e Vauban dimostrano che pedonalizzare si può
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26/10/2015

L’ultima ad aver annunciato il suo impegno per un centro libero dalle auto è Oslo. In questi giorni, il nuovo governo della città, guidato da una coalizione di Laburisti, Sinistra socialista e Verdi, ha deciso di chiudere il centro alle quattro ruote entro il 2019, nell’ambito di un piano più ampio per dimezzare le emissioni da qui al 2020, rispetto ai livelli del 1990. Alle preoccupazioni di commercianti e imprenditori locali, che temono una riduzione del flusso dei clienti negli 11 centri commerciali situati all’interno del perimetro car free, l’amministrazione ha risposto promettendo maggiori investimenti nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, con la realizzazione di almeno 60 km di nuove piste ciclabili e incentivi per l’acquisto di bici elettriche. “Nel 2030 ci saranno ancora persone che guidano una macchina, ma le auto dovranno essere a emissioni zero”, ha spiegato Lan Marie Nguyen Berg, membro del partito dei Verdi.

Dalla Norvegia alla vicina Finlandia, dove la capitale Helsinki ha annunciato l’anno scorso un piano per integrare il sistema dei trasporti pubblici e rendere praticamente inutile il possesso di un’auto privata entro il 2025. Una delle proposte più innovative è un servizio chiamato Kutsuplus, minibus on demand prenotabili tramite un’app dal proprio smartphone, che potrebbero offrire una valida alternativa agli spostamenti effettuati in macchina: un software elabora le tratte richieste dagli utenti e mette a punto un percorso che soddisfi al meglio le diverse esigenze.

Anche Amburgo sta lavorando a un progetto per rendere l’uso delle quattro ruote non più necessario nei prossimi 20 anni. In che modo? Una delle soluzioni per rendere la città percorribile a piedi o in bicicletta è la creazione di aree verdi connesse tra loro, che coprirebbero il 40% della superficie urbana. Mentre Parigi, decisa a migliorare sempre di più la propria immagine anche sul piano ecologico, ha annunciato la chiusura al traffico della riva destra della Senna a partire dal 2016, con la pedonalizzazione del tratto che va dal tunnel delle Tuileries, di fronte ai giardini omonimi, al Bassin de l’Arsenal, vicino alla Bastiglia.

Se questi sono i progetti più ambiziosi per il futuro, esperienze significative hanno già preso il via in passato. Una su tutte, quella di Copenaghen, dove le politiche di promozione della ciclabilità sono iniziate negli anni Settanta. La capitale danese ospita una delle vie commerciali pedonali più lunghe del mondo: Strøget, lunga più di 1 km, è la colonna dorsale di un’area chiusa alle auto che pian piano si è allargata ad altre vie del centro. Altri esperimenti riusciti, oltre ai casi di Ghent e Venezia, dove l’auto è inutilizzabile per evidenti limiti fisici, sono quelli di Vauban, in Germania, e Groningen, nei Paesi Bassi. Nel sobborgo di Friburgo, si chiede alle famiglie di impegnarsi a utilizzare l’auto solo occasionalmente e i costi del traffico veicolare sono concentrati sui pochi possessori di una macchina.  La cittadina olandese, invece, ha uno dei centri chiusi alle auto più estesi d’Europa: tre quarti delle famiglie non hanno una macchina e il 40% degli spostamenti avviene in bici. 

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