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Settimana europea della mobilità sostenibile, la sfida è trovare il giusto mix
Bruxelles punta eliminare le auto convenzionali entro il 2050, ma perché sia possibile i cittadini devono cambiare le abitudini di trasporto
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14/09/2015

Le parole d’ordine sono tre: “Choose. Change. Combine”. La Settimana europea della mobilità sostenibile si apre il prossimo 16 settembre e quest’anno punta sull’importanza del “giusto mix tra i diversi mezzi di trasporto. Oggi la metà degli europei, pur con differenze significative tra gli stati membri, usa l’auto tutti i giorni, ma per raggiungere gli obiettivi sui trasporti previsti per i prossimi decenni, la Commissione sa che le abitudini di mobilità dei cittadini devono necessariamente cambiare. Bruxelles vuole infatti eliminare le auto a carburanti convenzionali nelle città entro il 2050 e andare verso una logistica a zero emissioni nei grandi centri urbani entro il 2030.

La grande sfida è mettere il più possibile fuori gioco le auto private alimentate con combustibili fossili. Per questo, l’edizione numero 14 della European Mobility Week punta tutto sulla “multimodalità”, l’idea cioè che per spostarci è importante scegliere di volta in volta il mezzo più adatto, senza dare per scontato l’uso delle quattro ruote. “Ogni viaggio è diverso, ma troppo spesso ci affidiamo alle stesso mezzo di trasporto, senza pensare a quello che è più adatto allo scopo. Possiamo istintivamente prendere la macchina, anche se la bici o i mezzi pubblici sono una scelta più efficiente”, spiega la Commissione.

Certo, è vero che non sempre c’è un’alternativa.  Ma in molti casi al posto dell’auto è possibile semplicemente andare a piedi, o prendere la bici. E le buone pratiche per dare una mano a chi lascia il motore spento si moltiplicano. Londra, per esempio, ha installato nelle strade mappe molto semplici da consultare per i pedoni, mentre la cittadina di Vitoria-Gasteiz, in Spagna, applica il modello dei “superblocks”: aree urbane in cui il traffico motorizzato è ridotto al minimo e limitato solo in alcune strade, con il risultato che negli ultimi anni la percentuale di chi si sposta a piedi è molto aumentata.

Quando si parla di due ruote, si citano sempre Danimarca, Fiandre e Paesi Bassi, e da loro il resto dell’Europa ha effettivamente da imparare molto. In questi Paesi, le “Cycle highways” permettono alle persone di utilizzare la bici anche per distanze più lunghe, con tutti i servizi che troverebbero sulle normali autostrade: stazioni di servizio, rimozione della neve in inverno, semafori per fluidificare il traffico.

L’altra faccia del “right mix” che raccomanda l’Ue ai suoi cittadini è l’intermodalità: la combinazione cioè di più mezzi per fare un solo spostamento, in modo comodo e integrato. Non basta che in città siano presenti buoni parcheggi, piste ciclabili, una rete di bus e tram che funziona e una metropolitana capillare. È importante che ci siano servizi di informazione adeguati, o biglietti unici che coprono treni e bus e coincidenze precise che evitino lunghe attese. Ad Amsterdam, per esempio, c’è probabilmente il parcheggio bici più grande d’Europa: è vicino alla stazione ferroviaria principale e conta 26 mila posti per le due ruote.

In fondo, non si tratta di demonizzare l’auto, ma di favorirne un uso intelligente: sempre nella capitale olandese, per esempio, i parcheggi di interscambio sono più economici degli altri, mentre a Tallinn, in Estonia, chi posteggia la macchina per prendere l’autobus non paga il parcheggio.

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