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Fauna marina in Europa: gli squali tra i pesci più a rischio estinzione
Secondo la prima valutazione completa, condotta dall’Iucn, molte specie sono vittima di pesca eccessiva. E per 7 su 10 le informazioni scientifiche non sono sufficienti
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25/06/2015

Pesca eccessiva e poi, con un impatto minore ma comunque significativo, sviluppo costiero, produzione dell’energia, attività estrattive, inquinamento e cambiamenti climatici. Nel suo Red List report pubblicato a inizio giugno, l’Iucn (International union for the conservation of nature) fa il primo monitoraggio completo della fauna marina europea e punta il dito contro i fattori che stanno mettendo a rischio estinzione il 7,5% delle specie di pesci presenti nei mari del nostro continente.

Mentre la Commissione europea sta rivedendo la direttiva Habitat, uno dei pilastri della politica ambientale comunitaria, l’organizzazione internazionale scatta una fotografia in cui alcune storie positive convivono, ahimè, con molti dati preoccupanti.

Da una parte, ci sono specie fortemente a rischio: squali, razze e chimere (pesci cartilaginei che vivono negli abissi, ndr) sono le specie più minacciate in Europa. “Il 40,4% di loro è a rischio estinzione e il 39,7% è sottoposto a un declino della popolazione”, spiegano dall’Iucn. Gli squali angelo, grossi pesci con pinne pettorali simili alle razze, per esempio, prima erano diffusi in molti mari europei, mentre adesso sono rimasti solo nelle acque delle isole Canarie a causa dell’impatto della pesca.

Dall’altro lato ci sono esperienze di recupero positive. “Le misure esistenti per la gestione degli ecosistemi marini hanno avuto successo per certe specie, come il merluzzo bianco, o il tonno rosso, i cui stock sono migliorati”. Nonostante questo, però, denuncia l’Iucn, “per alcune altre specie, come l’Halibut atlantico, il salmone atlantico e il rombo, la gestione è stata meno efficace”. Quest’ultimo, per esempio, diffuso in tutta Europa, negli ultimi tre decenni ha subito un declino del 31% a causa della pesca eccessiva, ed è oggi tra i pesci vulnerabili. Il salmone atlantico soffre per la pesca eccessiva sia in mare che in fiume, ma anche a causa dell’inquinamento delle acque e la sedimentazione, a cui si aggiunge il problema che dagli allevamenti arrivano malattie e parassiti che colpiscono i salmoni selvaggi.

“Mentre ci sono dei progressi, è allarmante che molte specie importanti a livello sia commerciale che ecologico continuino a essere a rischio in Europa”, riflette Simon Stuart, presidente della della Species Survival Commission dell’Iucn. Secondo Stuart è necessario ridurre le catture accidentali delle specie a rischio e stabilire delle quote per la pesca basate su conoscenze scientifiche, oltre a implementare piani di gestione per tutte le specie commerciali.

Ma anche sul piano scientifico c’è ancora molto da fare: “Secondo il report, per un quinto di tutte le specie marine valutate sono disponibili informazioni scientifiche insufficienti, che rendono impossibile stimare il loro rischio di estinzione. E mancano conoscenze sulle tendenze di evoluzione della popolazione: la ricerca mostra che l’8,4% delle specie è in declino, il 21,5% stabile e l’1,7% in aumento, ma i trend relativi al 68,4% delle specie non sono noti”, spiegano dall’Iucn.

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